I RADICALI LIBERI
A
tutt’oggi, la teoria più accreditata come causa di invecchiamento
da fattori esterni è quella dello stress ossidativo da Radicali Liberi.
Il funzionamento della nostra macchina umana avviene attraverso un costante cambiamento che si sviluppa tra le sostanze che compongono il nostro organismo e quelle che compongono l’ambiente che ci circonda.
In questo infinito numero di reazioni chimiche entrano in gioco i radicali liberi.
Il radicale, dal latino radicalis, cioè che ha radici, è una porzione di una molecola, che presenta delle radici, cioè dei legami, che lo saldano con la restante parte della molecola stessa.
Nel 1890 Gomberg e nel 1926 Paneth, scoprirono che non tutti i radicali all’interno della molecola si presentavano “legati”, ma che ne esistevano alcuni “non legati” che seguivano un modello di reazioni chimiche diverse dai precedenti: tali frammenti molecolari, vennero definiti Radicali Liberi!
Negli
anni successivi vennero riscontrati radicali liberi non solo nei più
importanti processi fisiologici come la fotosintesi clorofilliana o la respirazione
cellulare, ma anche in quelli patologici come le radiazioni ionizzanti,
la trasformazione neoplastica, la formazione della placca ateromasica (la
responsabile dell’occlusione delle arterie!) e l’invecchiamento
accelerato.
Ufficialmente nel 1970, ad Atlantic City in occasione del “President’s Symposium of the American Society for Experimental Pathology”, fu coniato un nuovo settore della patologia, la patologia da radicali liberi, volta a studiare come molecole-chiave delle membrane cellulari o degli acidi nucleici (DNA, RNA), risultassero altamente vulnerabili all’attacco radicalico.
Non tutti i radicali liberi, però, presentano le stesse caratteristiche,
alcuni sono molto instabili e sono dotati di grande reattività, mentre
altri sono più stabili e meno reattivi, quindi anche meno pericolosi.
Tale stabilità non è solo intrinseca, ma dipende anche dalla
concentrazione di altre sostanze presenti e dalla temperatura: temperature
basse riducono l’instabilità dei radicali e viceversa.
L’ossigeno è il comburente del nostro organismo e nelle reazioni
chimiche che lo vedono protagonista, si sviluppano molti radicali liberi,
alcuni dei quali dotati di grandissima reattività, le cosiddette
specie reattive dell’ossigeno, tra cui il radicale superossido (O2-)
ed il radicale ossidrile (OH-), considerato l’ossidante più
potente della chimica organica.
Sotto questo aspetto, l’ossigeno ha, per noi, una doppia faccia: indispensabile per la vita, ma anche tossico!
Dal
momento che il nostro cervello “consuma” più del 20%
di tutto l’ossigeno del nostro organismo, risulta facile comprendere
come tutti i possibili danni prodotti dai radicali liberi, possano essere
concentrati proprio nel cervello che, tra l’altro, è anche
il “leader” del nostro corpo, il regista indiscusso.
Tutte le attività cerebrali prevedono che le diverse informazioni tra cellula e cellula siano in funzione della plasticità delle cellule stesse, cioè della flessibilità e della resistenza della loro parete, condizione questa che favorisce i diversi collegamenti.
La membrana cellulare, cioè l’ involucro della cellula, è costituita essenzialmente da due tipi di grassi: i fosfolipidi ed il colesterolo combinati tra loro secondo un rapporto che vede prevalere i fosfolipidi sul colesterolo. I fosfolipidi conferiscono alla parete cellulare elasticità, mentre il colesterolo determina la resistenza, o meglio la “durezza”.
Ebbene, nonostante l’azione dannosa dei radicali liberi si possa avere sia sugli zuccheri che sulle proteine, è nei confronti dei grassi, ed in particolare di quelli insaturi, i quali presentano molti siti di legame disponibili su cui legarsi, che i radicali liberi si dirigono più “volentieri”.
E’
come se il radicale libero fosse una sorta di spina elettrica che circola
liberamente alla ricerca di una presa di corrente nella quale infilarsi.
Gli zuccheri, le proteine ed i grassi hanno tutti un punto luce con una
presa di corrente libera, ma i grassi insaturi presentano più punti
luce nei quali sono presenti più prese di corrente quasi tutte libere.
Perciò i radicali liberi “attaccano molto volentieri”
i fosfolipidi della membrana e la conseguenza è che il rapporto suddetto
cambia a favore del colesterolo: quindi la parete delle cellule diventa
meno elastica, più rigida fino al punto di spezzarsi. Tale fenomeno
viene descritto come lipoperossidazione di membrana.
Immaginiamo quanto avviene con una crema o con del grasso come quello di una fetta di prosciutto: lasciato all’aria, quindi in presenza di ossigeno, e magari a temperature elevate, subisce un processo di “ossidazione” in cui radicali liberi si legano al grasso modificandone le proprietà. Infatti la fetta di prosciutto in questione diventerà rancida, cambiando colore, cambiando sapore e cambiando consistenza, diventando, quindi, dura, di un brutto colore ed immangiabile!
Ebbene, con un po’ di immaginazione, lo stesso processo accade alle cellule del nostro organismo, del cervello in particolare, quando vengono aggredite da questo tipo di radicali chimici.
I radicali liberi, in definitiva, sono delle sostanze che si sviluppano
all’interno del nostro corpo e che sono in grado di danneggiare le
cellule, ossidando le loro pareti, fino alla distruzione del loro nucleo
contenente il DNA, e, quindi, uccidendole. La morte di queste cellule rappresenta
il punto di partenza verso la degenerazione di organi e apparati e, quindi,
verso la perdita di quegli equilibri che regolano la nostra vita.
Il nostro organismo presenta, però, delle sostanze in grado di contrastare
l’azione negativa dei radicali liberi, neutralizzando anche una loro
eccedenza fino ad un massimo del 5% circa.
Purtroppo non sempre questo avviene o per un numero troppo elevato di radicali liberi circolanti oppure per una quantità troppo ridotta di sostanze antiradicaliche (anti-ossidanti) presenti.
Tutte quelle situazioni che comportano una maggiore produzione di energia, e quindi di reazioni chimiche di ossido-riduzione, mettono il nostro organismo nelle condizioni di dover affrontare maggiori quantità di radicali liberi rispetto al solito, con le conseguenze che ho spiegato.
Quindi mangiare molto o fare attività agonistica, sono alcune delle condizioni che accelerano il nostro invecchiamento cellulare.
Immaginiamo
il motore di un’automobile! Durante il suo funzionamento viene prodotta
energia e tanto più alto sarà il numero di giri, tanto maggiore
sarà l’energia prodotta. Una parte di tale energia servirà
al funzionamento del motore stesso, ma un’altra parte, sotto forma
di calore, verrà dispersa nell’ambiente circostante. Tale aumento
di temperatura potrebbe danneggiare le componenti del motore, ma i sistemi
di difesa, come il circuito di raffreddamento, sono deputati a contrastare
questa evenienza. Quando però sottoponiamo la nostra auto ad un super
lavoro, mantenendo alto e a lungo il numero dei giri, magari a temperature
esterne elevate, o quando il nostro circuito di raffreddamento non funziona
perfettamente, il calore che si sprigiona dal motore danneggia le sue componenti
fino alla rottura. La conseguenza è che abbiamo un’automobile
programmata per percorrere 200.000 chilometri, ma che dopo 50.000 è
da buttare.
Risulta, quindi, semplice intuire come l’azione di prevenzione dell’invecchiamento si rivolga da un lato a cercare di ridurre il più possibile la quantità di radicali liberi presenti nel nostro organismo e, dall’altro, a cercare di aumentare la quantità di quelle sostanze in grado di combatterli.
Successivamente, la cura degli effetti negativi dell’invecchiamento dovrà essere impostata ad “ottimizzare” il funzionamento dei Tre Grandi Sistemi (Sistema Nervoso Centrale, Sistema Endocrino e Sistema Immunitario), correggendo i danni funzionali degli organi che ne fanno parte.
Per accedere ad un programma di prevenzione e di cura, sempre diverso da
soggetto a soggetto, è indispensabile impostare una corretta diagnosi,
procedimento molto complesso attraverso il quale è possibile stabilire
l’età biologica dell’individuo, la nostra vera età.